È costituita da tre ossa principali: l’omero (l’osso del braccio), la scapola (l’osso della spalla) e la clavicola (l’osso che si trova sopra la parte anteriore della scapola).
L’articolazione della spalla è costituita da una capsula articolare che avvolge la testa dell’omero e il margine della cavità glenoidea della scapola. Ci sono anche numerosi legamenti che sostengono l’articolazione e aiutano a mantenere la stabilità.
La spalla è soggetta a diverse patologie e lesioni, tra cui l’infiammazione della borsa subacromiale, la sindrome della cuffia dei rotatori, le lussazioni e le fratture dell’omero e della clavicola. Il trattamento di queste patologie varia in base alla gravità e può includere la terapia fisica, l’uso di farmaci antidolorifici, l’iniezione di corticosteroidi e, in casi gravi, la chirurgia.
La perdita di contatto definitiva tra due capi articolari viene detta “lussazione” altrimenti se il contatto è perso solo temporaneamente si parla di “sublussazione”. Queste due condizioni sono comuni a tutte le articolazioni ma in particolar modo si verificano a carico della spalla e determinano il quadro di “instabilità articolare”.
L’instabilità può essere determinata da un trauma (sportivo, lavorativo, accidentale) oppure da una condizione idiopatica cioè da una congenita situazione di eccessiva elasticità dei tessuti che compongono le strutture articolari.
I giovani sono certamente i più colpiti e purtroppo anche quelli dove la percentuale di recidive è più alta soprattutto nella fascia fino ai 20/30 anni.
Il dolore e la limitazione funzionale sono i sintomi più importanti soprattutto nel momento della lussazione che può provocare anche danni neurologici da compressione delle strutture nervose adiacenti (plesso brachiale).
Il trattamento iniziale è di ridurre la lussazione, possibilmente dopo aver eseguito una radiografia per escludere fratture, e proteggere l’articolazione con un tutore.
Il trattamento chirurgico è strettamente correlato alla tipologia delle lesioni articolari ed al numero di lussazioni; la riparazione delle lesioni può avvenire in artroscopia (attraverso piccole incisioni si accede all’articolazione visualizzandola con una telecamera e con strumenti dedicati si procede alla riparazione dei tessuti) oppure a “cielo aperto” attraverso cioè un incisione della pelle di circa 8-10 cm (questa tecnica viene riservata generalmente nei casi di recidive o importanti lesioni che coinvolgono anche l’osso).
Il post-operatorio è caratterizzato da un periodo di immobilizzazione con tutore di circa un mese seguito da un adeguato periodo di riabilitazione assistita con il fisioterapista. Il ritorno all’attività lavorativa avviene generalmente alla rimozione del tutore mentre lo sport viene concesso dal 3-4 mese post-operatorio.
E’ una condizione patologica caratterizzata da un anomalo contatto tra la testa dell’omero ed il margine inferiore dell’acromion (parte caratteristica della scapola). Quest’ultimo può avere una forma più o meno arcuata che condiziona lo spazio ove scorrono i tendini della cuffia dei rotatori e determinare quindi il “conflitto” tra le componenti ossee e tendinee con conseguente usura e dolore.
Il trattamento può essere conservativo nei casi di minor conflitto con adeguati protocolli di riabilitazione; nei casi di maggior contatto il trattamento chirurgico artroscopico è sicuramente la soluzione migliore. Attraverso piccole incisioni si evidenzia con una telecamera il margine acromiale che viene smussato fino ad ottenere un adeguato spazio di scorrimento dei tendini.
La rieducazione post-operatoria è particolarmente semplice e consiste nel muovere fin da subito la spalla con ritorno all’attività lavorativa e sportiva particolarmente rapido (25-30 gg.).
La “ cuffia dei rotatori ” è un ventaglio di tendini che avvolge la testa dell’omero consentendone i movimenti di extrarotazione ed intrarotazione. Questo ventaglio occupa lo spazio tra la testa dell’omero ed il margine inferiore dell’acromion ed è particolarmente soggetto alle alterazioni di questa zona. Infatti le lesioni possono essere di origine traumatica, soprattutto nella popolazione giovanile, ma generalmente sono su base degenerativa proprio per un’usura continua nello spazio sottoacromiale che porta alla rottura per “sfilacciamento” dei tendini.
Naturalmente esistono delle situazioni lavorative che possono accentuare questa situazione di usura come ad esempio nei muratori, imbianchini ma anche parrucchieri o stiratrici, cioè in tutte quelle professioni dove lo sforzo prolungato con la spalla sollevata può portare ad una condizione di sovraccarico funzionale con conseguente degenerazione dei tendini.
La sintomatologia è caratterizzata da dolore soprattutto notturno con progressiva limitazione funzionale che spesso porta ad assumere atteggiamenti di compensazione per poter svolgere le proprie mansioni.
Il trattamento è conservativo nelle prime fasi dell’usura mentre diventa necessariamente chirurgico quando uno o più tendini si staccano dall’inserzione omerale o si lacerano.
La riparazione artroscopica è la soluzione migliore in quanto consente di visualizzare perfettamente attraverso una telecamera la lesione dei tendini e ripararla con appositi strumenti. Dopo l’intervento viene posizionato un tutore per 4 settimane ed alla rimozione inizia una fase di rieducazione funzionale assistita dal fisioterapista che porta generalmente ad un recupero completo in 4-5 mesi.

