L’articolazione del ginocchio è essenziale per la stabilità e la mobilità del nostro corpo, consentendoci di camminare, correre, saltare e piegare le gambe. Le superfici ossee all’interno del ginocchio sono rivestite da una cartilagine liscia che consente una corretta distribuzione del peso e riduce l’attrito durante il movimento.
Tuttavia, a causa di traumi, usura o malattie come l’artrite, il ginocchio può essere soggetto a una serie di problemi. Alcune delle condizioni comuni che possono causare dolore al ginocchio includono lesioni del legamento crociato anteriore (LCA), lesioni del menisco, infiammazione della borsa sinoviale (borsite), osteoartrite, artrite reumatoide e condromalacia rotulea.
Il trattamento delle patologie del ginocchio può variare a seconda della gravità del problema e delle esigenze individuali del paziente. In alcuni casi, il riposo e l’utilizzo di antidolorifici possono essere sufficienti, mentre in altri casi potrebbe essere necessario un intervento chirurgico per riparare o sostituire l’articolazione del ginocchio.
L’articolazione femoro-rotulea è formata dalla rotula, osso che veicola la forza del quadricipite consentendo l’estensione, e da una parte del femore denominata troclea che accoglie la rotula facilitando lo scorrimento.
L’alterazione di questo meccanismo porta all’insorgenza della cosiddetta sindrome femoro-rotulea caratterizzata da dolore tipicamente anteriore, anche molto importante, fino a determinare una condizione di “blocco antalgico“.
Le ragioni di quest’alterazione meccanica sono differenti ed è necessario comprenderle appieno per meglio impostare la strategia terapeutica.
L’alterato scorrimento rotuleo può essere determinato da una “lateralizzazione” della rotula con conseguente contatto anomalo tra femore e rotula responsabile del dolore e dell’infiammazione, nonché di un’usura anomala delle superfici cartilaginee. Questa condizione è spesso determinata da uno scarso tono della muscolatura quadricipitale, da una alterata anatomia della troclea oppure da un sovraccarico funzionale dell’articolazione durante i movimenti di flesso-estensione.
Generalmente lo scarso tono muscolare è il responsabile dell’80-90% delle situazioni dolorose e pertanto un corretto approccio riabilitativo può risolvere la sintomatologia; in una percentuale minore l’alterazione dell’anatomia che condiziona lo scivolamento rotuleo necessita di un trattamento chirurgico correttivo.
Gli accertamenti radiografici standard completi di profilo rotuleo, una TC per lo studio della articolazione femoro-rotulea ed una RM a completamento diagnostico che valuti la situazione cartilaginea, sono generalmente necessari all’ortopedico per porre una diagnosi corretta e di conseguenza un adeguato trattamento.
I menischi sono strutture molto importanti per l’articolazione del ginocchio, infatti garantiscono la distribuzione dei carichi e facilitano il movimento articolare.
In ogni ginocchio ci sono due menischi: mediale (interno) e laterale (esterno) e possono essere coinvolti da differenti tipi di lesione traumatica oppure “consumarsi” per fenomeni degenerativi legati generalmente all’età oppure a difetti biomeccanici dell’articolazione.
Il trattamento è assolutamente da valutare caso per caso e prevede un approccio conservativo generalmente nelle situazioni di degenerazione meniscale mentre in caso di rottura traumatica la soluzione chirurgica artroscopica rappresenta attualmente la terapia di prima scelta.
Le soluzioni chirurgiche variano dalla “meniscectomia selettiva” cioè l’asportazione solo della porzione lesionata alla riparazione sutura del menisco se la lesione è in una zona con capacità riparative; quest’ultima soluzione è assolutamente da preferire nei pazienti giovani per salvaguardare il più possibile l’integrità dell’articolazione.
L’utilizzo dei sostituti meniscali artificiali o “da donatore” riguarda i casi, prevalentemente giovani, ove il menisco è stato asportato in maniera completa determinando un’evoluzione degenerativa dell’articolazione.
Il trattamento conservativo viene generalmente riservato ai pazienti “over 50” e consiste in terapie antinfiammatorie, terapie fisiche ed infiltrazioni con Acido Ialuronico preferibilmente ad alto peso molecolare (viscosupplementazione)
La stabilità articolare è garantita dal legamento crociato anteriore LCA, dal legamento crociato posteriore LCP, dal legamento collaterale mediale LCM e laterale LCL oltre alla capsula articolare che racchiude l’articolazione e costituisce un importante “involucro” di protezione.
La rottura di una o più di queste strutture determina necessariamente un grado di instabilità che si manifesta con episodi di cedimento articolare. La soluzione può essere conservativa o chirurgica a seconda di quale legamento è interessato dalla lesione; nel caso di rottura del LCA la ricostruzione chirurgica è certamente da preferire per le conseguenze degenerative che tale lesione può determinare. Le tecniche chirurgiche artroscopiche sono differenti e prevedono generalmente l’utilizzo del tendine Rotuleo, del Semitendinoso e Gracile, del tendine Quadricipitale ed in casi selezionati anche l’uso dei tendini da donatore, i cosiddetti “allograft”.
Anche nel caso di rottura del LCP esistono differenti tecniche chirurgiche artroscopiche utilizzando gli stessi tendini, mentre generalmente le lesioni dei legamenti collaterali vengono trattate conservativamente.
Nei casi di lesioni complesse che coinvolgano due o più legamenti l’approccio chirurgico è sicuramente da preferire e può essere eseguito sia in acuto che dopo un adeguato periodo di riabilitazione.
La scelta del trattamento è sempre da concordare con lo specialista di fiducia
Le principali caratteristiche del tessuto cartilagineo sono la solidità, la flessibilità e la capacità di deformarsi limitatamente, ammortizzando così gli stimoli meccanici, oltre a quella di lubrificare l’articolazione; purtroppo questo tessuto non è vascolarizzato ne’ innervato pertanto ogni sua alterazione può determinare uno stato di sofferenza articolare. Questa patologia colpisce spesso la popolazione “over 65” e determina di fatto l’inizio dell’artrosi.
Purtroppo anche i più giovani possono soffrire di queste lesioni soprattutto come conseguenza di traumi sportivi o infortuni stradali.
La sintomatologia è spesso subdola con dolore continuo soprattutto dopo sforzi prolungati, l’articolazione può gonfiarsi per lo stress meccanico fino a limitare il proprio movimento determinando così la “limitazione funzionale”.
Le lesioni cartilaginee sono di diversa gravità e possono essere localizzate ad un’area specifica del ginocchio oppure diffuse a tutta l’articolazione.
La natura delle lesioni cartilaginee spesso condiziona la loro evoluzione in senso artrosico e le soluzioni chirurgiche o conservative devono essere attentamente prese in considerazione.
L’approccio conservativo alla patologia cartilaginea è caratterizzato da una terapia farmacologica a base di sostanze cosiddette “condroprotettori” che stimolano i processi biochimici del tessuto cartilagineo, da sostanze che forniscono una “viscosupplementazione” cioè aiutano a lubrificare le superfici degenerate e da una variazione dello stile di vita nel senso di evitare sport o attività in carico, diminuire di peso e mantenere un tono muscolare che consenta alle nostre articolazioni di funzionare al meglio.
La terapia chirurgica si avvale di metodiche che agiscono sulla meccanica articolare e metodiche di stimolazione biologica; la correzione dell’asse meccanico, la cosiddetta osteotomia, è una tecnica chirurgica che viene riservata nei casi di sofferenza cartilaginea per un sovraccarico articolare nei pazienti fino ai 60-65 anni. In questo caso la zona sofferente verrà scaricata dal peso e quindi la degenerazione cartilaginea si rallenta.
Le tecniche biologiche sono da preferirsi nei pazienti fino a 40 anni in quanto la risposta cellulare è ancora attiva; queste metodiche prevedono la stimolazione dell’osso sottocondrale mediante microfratture al fine di ottenere un sanguinamento nella zona sofferente e quindi una riparazione con tessuto similcartilagineo.
Un’altra possibilità è rappresentata dall’utilizzo delle cosiddette cellule mesenchimali ottenute dal sangue midollare che hanno la caratteristica di svilupparsi come cellule cartilaginee e quindi, seminate su un apposito supporto, introdotte nell’articolazione a riparare il difetto.
Ogni tecnica chirurgica ha poi bisogno di un adeguato protocollo riabilitativo che dovrà essere attentamente seguito per ottenere buoni risultati, anche se, nel caso delle tecniche biologiche molto è in funzione della “biologia” del paziente.
L’artrosi di ginocchio o gonartrosi è una patologia sociale che coinvolge milioni di persone ed è causata da una evoluzione in senso degenerativo del tessuto cartilagineo di rivestimento dell’articolazione. Diversi fattori possono influire sulla degenerazione artrosica: sovrappeso, pregressi traumi, fratture articolari, deviazioni dell’asse meccanico (varo-valgo), instabilità legamentosa sono i più frequenti.
La sintomatologia è caratterizzata da dolore continuo soprattutto al mattino e dopo sforzi prolungati, si attenua generalmente durante la notte e nei periodi di riposo articolare.
L’evoluzione del processo degenerativo è fortemente influenzato dallo stile di vita infatti pazienti sovrappeso e sedentari, fumatori o con patologie metaboliche sono certamente i più esposti a sviluppare una gonartrosi.
Questo processo di degenerazione consiste nella progressiva usura dei capi articolari con alterazione dei profili e formazione di calcificazioni dette osteofiti che limitano la mobilità causando dolore e tumefazione. Talvolta questi osteofiti si staccano determinando la formazione di corpi mobili articolari responsabili di blocchi meccanici dell’articolazione.
Una corretta radiografia eseguita preferibilmente in carico è l’esame migliore per definire la situazione e attuare una valida strategia terapeutica. Una riduzione della rima articolare è il primo segno radiologico della degenerazione artrosica e dev’essere attentamente valutato dallo specialista ortopedico.
La terapia può essere conservativa in fase iniziale con variazioni dello stile di vita, diminuzione del peso, privilegiando attività sportive in scarico (bicicletta e nuoto) e tonificando la muscolatura; anche l’uso di sostanze di viscosupplementazione quali l’acido Jaluronico possono migliorare la sintomatologia. La soluzione chirurgica rappresenta certamente l’unica possibilità di ridare all’articolazione una funzionalità valida e soddisfacente.
Esistono due tipologie di soluzioni chirurgiche: protesi totali o protesi monocompartimentali.
Le protesi totali consistono nel sostituire completamente l’articolazione danneggiata dall’artrosi con componenti metalliche che riproducono l’anatomia del ginocchio.
Le protesi monocompartimentali sostituiscono “solo” il compartimento danneggiato lasciando intatte le restanti parti dell’articolazione.
La scelta della tipologia di protesi dev’essere attentamente valutata dall’ortopedico di fiducia come anche il materiale che la costituisce; infatti generalmente le protesi sono costituite da leghe di metalli biocompatibili ma in alcuni casi i pazienti sono allergici pertanto sarà opportuno segnalare al medico eventuali allergie a metalli.

